Operazione «oro blu»: a Siracusa arrestato per estorsione Luigi Foti

Acquainsicilia.org – Forum siciliano dei Movimenti per l’acqua invita il popolo dell’acqua a restare sempre assolutamente autonomo dalle Istituzioni e dalla politica, nel rispetto dei diversi ruoli, funzioni e responsabilità .
Quest’autonomia, da noi sempre rivendicata, è alla base dei principi del nostro Forum, inserito non a caso, all’interno dello statuto.

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Operazione «oro blu»: a Siracusa arrestato per estorsione Luigi Foti

Siracusa, 2 febbraio – Luigi Foti, ex parlamentare e sottosegretario in alcuni governi della prima repubblica, e Giuseppe Marotta, ex amministratore delegato  della Sogeas, la società che gestiva il servizio idrico a Siracusa, sono stati arrestati  stamattina.
I due sono accusati di tentata estorsione. Ad entrambi il Gip ha concesso gli arresti domiciliari.
L’indagine che ha portato ai due arresti e’ stata denominata “Oro blu” in riferimento all’acqua, bene prezioso gestito  dalla Sogeas e riguarda proprio la distribuzione dell’acqua a Siracusa.  Ad eseguire gli arresti sono stati i Carabinieri.
Gino Foti è stato, insieme a Santi Nicita, uno dei massimi esponenti della Democrazia cristiana a Siracusa, ma anche in Sicilia. Sindaco dal 23 marzo 1972 al 28 dicembre 1973, fu eletto alla Camera dei deputati nella VIII, IX, X e XI Legislatura, ricoprendo la carica di sottosegretario nel governo Goria e nei governi Andreotti VI e Andreotti VII. E’ stato anche presidente della squadra di calcio.
I dettagli sull’operazione, denominata “Oro blu” e condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Siracusa, verranno illustrati alle 10,30, nel Palazzo di giustizia, durante una conferenza stampa.

Fonte ANSA

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Dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Siracusa
In data odierna sono state eseguite due misure cautelari (arresti domiciliari) disposte dal GIP di Siracusa su richiesta della locale Procura nei confronti di FOTI Luigi, nato a Siracusa il 5.12.1934, residente a Siracusa, in via Rosario Gagliardi n. 32, detto “Gino” e di Marotta Giuseppe, nato a Siracusa il 9.11.1954, residente a Siracusa, in via M. Politi Laudien n. 7.
Le misure cautelari sono il frutto di oltre un anno di indagini sviluppate nell’ambito della gestione del servizio idrico integrato nella provincia di Siracusa e svolte, su coordinamento della Procura Aretusea,  dalla Sezione di P.G. della Procura – Aliquota Carabinieri  unitamente al Reparto Operativo C.C. di Siracusa.
Ai due indagati, in particolare,  è stato contestato il seguente delitto in concorso con il Presidente della Provincia di Siracusa – Nicola BONO:
«per il reato p. e p. dagli artt. 56, 110, 317 perché – in concorso tra di loro (Bono nella qualità di Presidente pro tempore dell’A.T.O. Idrico di Siracusa ed abusando dei relativi poteri, Marotta nella qualità di Amministratore delegato della SO.GE.A.S. s.p.a., Foti Luigi nella qualità di esponente del Partito Democratico di Siracusa) e con minaccia consistita nel prospettare agli amministratori della SOGEAS ATO Idrico 8 s.p.a. (Giorgi Mirco e Ferraglio Marzio) che avrebbero risolto il contratto di concessione esistente tra l’ATO Idrico di Siracusa e la stessa SAI8 ricorrendo strumentalmente alla clausola risolutiva espressa prevista dall’art. 7 della Convenzione – compivano atti idonei e diretti in modo non equivoco ad indurre gli amministratori della SAI8:
• ad assumere indebitamente il segretario particolare di Bono (Vaccarisi Sebastiano) direttamente o attraverso la ditta di proprietà di Fazzino Massimiliano;
• ad affidare il servizio di riscossione delle bollette insolute ad una ditta esterna, la Teleservizi di Caserta, garantendo alla stessa ditta alte percentuali di guadagno sulla riscossione (pari al 15% comunque superiori e quelle praticate da analoghe società presenti sul mercato);
• a rinunciare alla realizzazione di importanti infrastrutture nella provincia di Siracusa (e, segnatamente il c.d. campo pozzi di Siracusa ed il nuovo acquedotto di Augusta) riservata dalla convenzione di affidamento del servizio idrico al Gestore individuato con la procedura negoziata.
Evento non verificatosi per cause indipendenti dalla loro volontà e, segnatamente, la reazione delle parti offese che presentavano denuncia determinando l’intervento dell’A.G.. In Siracusa tra il marzo 2010 ed il dicembre 2010»
Il GIP accogliendo le richieste della Procura nei confronti di Foti e Marotta ha ritenuto, in questa fase, di rigettare l’istanza cautelare avanzata nei confronti del Presidente della Provincia sostenendo che «Le argomentazioni della Procura, basate su dati temporali precisi, non sono certamente peregrine, e costituiscono sicuramente base importante di un quadro indiziario che appare ragionevolmente sostenibile, tenendo presente la ricostruzione complessiva della vicenda. Resta però – quanto alla seconda e più rilevante serie di coincidenze temporali e cioè quanto a ciò che avviene a cavallo della precisa richiesta di affidamento della gara di riscossione degli insoluti alla Teleservizi di Caserta – la  più volte evidenziata assenza di collegamenti diretti tra il BONO e detta società e di richieste dirette del Bono in tal senso, alle persone offese».

Nel corso dell’attività di indagine, inoltre, la Procura ha accertato l’esistenza di una rilevante turbativa d’asta posta in essere nel corso della procedura per l’affidamento del servizio idrico alla società SAI8. È stato, nello specifico, accertato che le società SACCECAV e SOGEAS (società riunite nell’ATI SAI8) hanno prodotto una fidejussione irregolare per la partecipazione alla gara ad evidenza pubblica. Nei confronti dei rappresentati legali delle società coinvolte  è stato pertanto elevato il seguente capo d’imputazione: «per il reato p. e p. dagli artt. 110 – 353 c.p. perché in concorso tra di loro (Casadei nella qualità di legale rappresentante di SACECCAV Depurazioni SACEDE S.p.a, PARISI e Marotta nella qualità di legali rappresentanti della SO.GE.A.S. s.p.a.. – società riunite in ATI per la partecipazione alla gara oggetto della turbativa) turbavano la regolarità delle procedure di gara per l’affidamento del servizio idrico integrato della Provincia di Siracusa e, segnatamente, presentavano, come cauzione provvisoria, la fideiussione n. 1005250 dell’importo di € 4.000.000, rilasciata a Roma, in data il 24.2.2005, da OMNIA S.p.A. società che, come a loro ben noto, non era in possesso dei requisiti richiesti dall’art. 10, punti 1 e 2 del bando di gara non risultando iscritta all’albo di cui all’art. 13 T.U.L.B. Fatto commesso in Siracusa, il 3 luglio 2006».
Si rileva che la turbativa d’asta accertata non è in alcun modo collegata con le doglianze relative alle presunte inadempienze contrattuali fatte valere dall’ATO Idrico e dal suo legale rappresentante nelle sedi civili e amministrative nei confronti della SAI8.

Dott. Ugo ROSSI (Procuratore della Repubblica di Siracusa)

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Seminario sulla ripubblicizzazione del Servizio Idrico

(Roma, 22 gennaio 2012) – Report e video

Il seminario di approfondimento sulla ripubblicizzazione del Servizio idrico organizzato a Roma il 22 gennaio 2012 ha visto una ampissima partecipazione. In prima battuta è stato condiviso l’esito positivo delle mobilitazioni contro il decreto sulle liberalizzazioni varato venerdì 20 gennaio dal Consiglio dei Ministri. L’efficacia delle iniziative messe in campo dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha fatto si che sia stata stralciata la parte relativa al divieto di gestione tramite enti di diritto pubblico dei servizi di interesse economico generale, per cui la gestione pubblica dell’acqua sarebbe stata resa difficilmente praticabile (essendo artatatmente ritenuto che il SII rientri in questa categoria di servizi pubblic locali).
Segnare un punto positivo dimostra la persistenza del significato politico e democratico del voto referendario e segnala la capacità di mobilitazione diffusa del popolo dell’acqua, capace di far indietreggiare anche un Governo, come quello attuale, che aveva tutte le pre-condizioni per tentare di chiudere la partita referendaria. Ma è un punto comunque difensivo, di fronte a una norma che prosegue la strada delle privatizzazioni. Rimane, infatti, la norma secondo la quale le aziende speciali saranno assoggettate al patto di stabilità interno, le cui modalità verranno definite con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con i Ministri dell’Interno e degli Affari Regionali, sentita la Conferenza Stato-Citta’ ed autonomie locali, da emanare entro il 30 Ottobre 2012 (come da versione pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 24-01-12).
E permane, inoltre, un giudizio assolutamente negativo sul decreto. Innanzitutto perchè prosegue lungo la strada della cancellazione dell’esito referendario intrapresa dal precedente Governo attraverso la manovra estiva, rispetto al reinserimento dell’obbligo alla privatizzazione dei servizi pubblici locali (acqua esclusa). E non da ultimo per la chiara impostazione ultra liberista dell’intero testo.
Nell’introduzione al seminario è stato sottolineato come la ripubblicizzazione s’inserisca all’interno delle iniziative che strategicamente s’intendono intraprendere per l’attuazione degli esiti referendari. Per cui all’ultima riunione del Coordinamento nazionale si è convenuto di dare vita ad un percorso strutturato, da affiancare all’obbedienza civile, che punti alla ripubblicizzazione dell’acqua nel nostro paese a partire dalle S.p.A. a totale capitale pubblico, senza ovviamente tralasciare le possibilità di ripubblicizzazione laddove sussistono multiutilities o altre forme di gestione (ad es. S.p.A. miste etc etc).
Il dibattito è stato aperto da due relazioni introduttive. La prima, svolta da Matteo Gaddi, si è incentrata sull’analisi del diritto comunitario e della legislazione italiana in materia di gestione tramite enti di diritto pubblico. La seconda, effettuata da Maurizio Montalto, ha delineato le modalità di istituzione di un’azienda speciale monocomunale e di quella consortile. Per rendere maggiormente praticabile il percorso, Montalto ha avanzato il suggerimento di lavorare per la costituzione di reti di comuni per la strutturazione consorziata del processo di ripubblicizzazione. Le due relazioni saranno messe a disposizione dai relatori e inviate a tutti gli attivisti del movimento per l’acqua.
Terminati questi due interventi sono state rivolte ai relatori diverse richieste di chiarimento circa la realizzabilità della gestione pubblica del servizio idrico nell’attuale contesto normativo scaturito dai referendum. E’ stata fornita ampia conferma di tale possibilità, oltre ad essere stato ricordato come ciò sia confermato dal fatto che il Governo abbia tentato di eliminarla con il decreto sulle liberalizzazioni.
La discussione è proceduta in modo approfondito e partecipato, concordando sulla strategicità del percorso di ripubblicizzazione soprattutto nell’attuale fase postreferendaria. E’ stata condivisa la proposta di farlo divenire una vera e propria campagna del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua da affiancare a quella di “Obbedienza civile”.
Si è convenuto sull’idea che ci debba essere un coordinamento nelle azioni ed iniziative da mettere in campo per giungere alla ripubblicizzazione, a partire da alcune grandi situazioni in cui sono presenti società a capitale totalmente pubblico (c.d. “in house”): Torino, Milano e la Lombardia, Venezia e gran parte dei soggetti gestori veneti, i gestori abruzzesi, la Puglia, la Basilicata, Lamezia Terme e altri gestori calabresi, Palermo, la Sardegna e altri ancora.
Nella discussione ha assunto particolare centralità l’assoggettamento delle aziende speciali al patto di stabilità interno, soprattutto per le conseguenze che questo potrà avere sul finanziamento del servizio idrico, oltre al ruolo che potrebbe svolgere la finanza pubblica nell’essere da supporto agli Enti Locali.
A proposito si è convenuto sulla necessità di avviare una serie di azioni di pressione sugli Enti Locali stessi affinchè approvino delibere in cui, oltre ad esprimere la condivisione dei principi referendari e della gestione pubblica dell’acqua, vengano inserite da un lato la deroga al patto di stabilità per gli investimenti dei servizi su beni essenziali, dall’altro la volontà di far ricorso alla Cassa Depositi e Prestiti per i finanziamenti necessari al servizio idrico, ridefinendone l’intervento con finalità pubbliche e non di mercato bancario. Sono state evidenziate – ad esempio dal Comitato di Vicenza – anche le possibilità di mettere in campo proposte di finanziamento locale e territoriale.
E’ stato fatto rilevare come sia in atto una tendenza alla generale stretta sul credito messa in campo dalle banche per affossare le gestioni pubbliche. A riguardo è stato riportato il caso degli acquedotti astigiani-alessandrini cui le banche hanno chiuso il credito.
Inoltre, visto che le modalità di assoggettamento al patto di stabilità dovranno essere inserite in un decreto da emanare entro il 30 ottobre sentita la Conferenza Stato-Citta’ ed autonomie locali, si è condiviso di svolgere degli incontri con Anci, Upi e la Conferenza stessa.
Altra proposta che ha trovato condivisione è quella di promuovere, laddove si renda necessario e con la massima attenzione ai tempi di realizzazione, referendum consultivi a livello comunale sulle aziende speciali.

Altra questione su cui si è trovata ampia convergenza è la necessità di associare al percorso di ripubblicizzazione una forte proposta di gestione partecipativa dell’acqua, al fin di porre le basi del nuovo modello di pubblico verso cui tendere.
In merito da più parti sono state avanzate diverse proposte, a partire dallo sfruttare ogni elemento di democrazia partecipativa già esistente, come il controllo autogestito sui bilanci e sulle inadempienze del gestore al Piano d’Ambito, la richiesta di assemblee di ATO aperte e comunque pubbliche, la rivendicazione continua delle garanzie che all’interno delle AATO devono essere non inferiori a quelle vigenti per i Consigli Comunali e Provinciali.
Sostanzialmente tutti gli interventi hanno condiviso l’esigenza di costruire, in tempi brevi, una sorta di “manuale per la ripubblicizzazione” in cui affrontare le questioni più rilevanti emerse nel dibattito e su cui è necessario un approfondimento.
A questo fine si è convenuto di costituire un gruppo di lavoro “tecnico”, che possa portare a compimento il “manuale” in tempi rapidi. La struttura del manuale è stata individuata secondo i seguenti filoni:
· Realizzabilità e modalità di costituzione dell’azienda speciale (anche consortile)
o Legislazione e giurisprudenza comunitaria e italiana in materia;
o Forme di gestione tramite enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda speciale consortile, internalizzazione);
· L’economia degli enti di diritto pubblico
o Differenze di tassazione tra S.p.A. e azienda speciale;
o Il Patto di Stabilità Interno e le conseguenze dell’assoggettamento delle aziende speciali;
o Le proposte del movimento per l’acqua per il finanziamento del servizio idrico nell’ambito della gestione tramite enti di diritto pubblico;
o Istruzioni per la lettura dei bilanci delle aziende e approfondimento sugli oneri finanziari;
· Proposta di gestione partecipativa.

Il manuale si pone l’obiettivo di chiarire i dubbi emersi nel corso della discussione e divenire un utile strumento nelle mani degli attivisti del movimento per l’acqua nel procedere verso la ripubblicizzazione dell’acqua.

Il seminario, per mancanza di tempo, si è concluso senza aver approfondito nel particolare le forme di partecipazione dei cittadini alla gestione del servizio idrico.
La strutturazione del percorso di ripubblicizzazione e lo volontà di renderlo il più concreto possibile organizzandolo in una vera e propria campagna del movimento per l’acqua, esigenze entrambe emerse con decisione da questo seminario, sono da ritenersi proposte da mettere all’ordine del giorno della prossima riunione del Coordinamento nazionale, in cui valutare collettivamente l’eventuale assunzione definitiva.
Non appena pronte verranno messe a disposizione di tutt* le due relazioni introduttive le quali possono essere un primo materiale utile alla formazione.
Mentre da subito il gruppo di lavoro operativo, aperto a quanti vogliano contribuire e in primis ai tre gruppi di lavoro attuali “Gruppo di approfondimento giuridico”, “Gruppo gestione” e “Gruppo finanziamento”, vedrà la partecipazione dei due relatori intervenuti e inizierà a applicarsi alla stesura del manuale per raggiungere nel più breve tempo possibile l’obiettivo per cui è stato costituito.

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Le prime azioni concrete da compiere

di Alberto Lucarelli

Partendo dalle esperienze delle democrazie locali e dei movimenti, vogliamo tessere le principali tappe di un percorso ambizioso e articolato: la Rete dei Comuni per i Beni Comuni. Un percorso che deve articolarsi in due modalità di azioni che possono anche muoversi con la stessa tempistica: esercizio di azioni politico-amministrative locali concrete; rivendicazioni, resistenza e disobbedienza civile verso atti statali illegittimi ed incostituzionali.
Comincio ad indicare quelle azioni che i comuni, sospinti dalle pratiche sociali, potrebbero far partire da domani. Ne indico ovviamente solo alcune a titolo esemplificativo:
1. In primo luogo, in attuazione della volontà referendaria espressa da 27 milioni di italiani lo scorso giugno, i Comuni devono impegnarsi, attraverso un patto federativo, a gestire l’acqua attraverso un modello pubblico partecipato. Come abbiamo fatto a Napoli con Abc.
2. I comuni devono eliminare dalla tariffa il 7% relativo alla remunerazione del capitale investito. Ovvero uscire dalla logica del profitto.
3. Si invitano, pertanto, i sindaci delle città che organizzano il servizio idrico integrato mediante società per azioni a totale capitale pubblico (Milano, Torino, Palermo, Venezia, ecc.) a siglare un patto da subito per transitare tutti verso una gestione del servizio per il tramite di aziende speciali, seguendo l’iter indicato da Napoli.
4. Si invitano i Comuni all’adozione di piani energetici orientati ad un più razionale utilizzo delle risorse, nell’interesse delle generazioni future.
5. Costruire da subito un patto tra amministrazioni e cittadini in difesa dei diritti delle generazioni future per la formulazione di un piano d’azione per l’energia sostenibile.
6. Uscire da subito dal circuito affaristico di inceneritori e discariche e dimostrare che la gestione dei rifiuti possa fondarsi sulla politica delle “R”, piuttosto che su discariche ed inceneritori.
7. Che la tutela dell’aria e la qualità della vita nelle città passino sempre più attraverso la predisposizione di ampie Ztl.
8. Con una prospettiva di radicale riforma della mobilità urbana, occorre trasformare vie e piazze in giardini, spazi di gioco e incontro: in beni comuni a vocazione sociale.
9. Definire e gestire il territorio bene comune significa arrestare il consumo di suolo e fronteggiare qualsivoglia forma di condono.
10. Lo sviluppo urbanistico deve accettare limiti rigidi all’espansione su suoli agricoli, trovando spazi nella rottamazione degli edifici di bassa qualità, energeticamente inefficienti, riusando le aree già compromesse. Occorre riconquistare lo spirito di appartenenza al proprio territorio.
11. Immaginare reti di distribuzione locale di prodotti biologici per operare una sinergia fra le città e le campagne circostanti. Creare opportunità di eco-lavoro cooperativo per far cessare le forme più intollerabili di precarietà e sfruttamento
12. Creare laboratori permanenti di consultazione dei cittadini dando loro la possibilità di deliberare ed incidere concretamente sulle grandi scelte operanti nelle città; in particolari quelle che attengono al governo ed alla gestione dei beni comuni.
13. Nella grandi metropoli il governo dei beni comuni non può che passare attraverso un discorso serio sulla Città metropolitana e della democrazia di prossimità, non già quali ulteriori luogo di mera rappresentanza.
14. Le istituzioni comunali, in quanto enti esponenziali delle comunità presenti sul territorio, devono impegnarsi a porre in essere politiche inclusive sul versante della rappresentanza, aprendosi, ad esempio, alla partecipazione dei migranti, ed ai minorenni (penso alla loro partecipazione ai referendum consultivi) ponendo il problema politico della doppia cittadinanza e dello ius soli per tutti.
15. In sede locale vanno rafforzati tutti gli strumenti di democrazia diretta, quali i referendum abrogativi, consultivi, propositivi.
16. I Comuni da subito, insieme ai movimenti, anche utilizzando alcuni strumenti del Trattato di Lisbona devono, da subito, promuovere e costruire una Carta Europea dei Beni Comuni, così come deliberato dal Comune di Napoli, mediante la quale inserire la nozione di bene comune tra i valori fondanti dell’Unione e fronteggiare la dimensione mercantile del diritto comunitario.
17. Da subito i Comuni, infine, potrebbero modificare i propri statuti per introdurre la nozione di bene comune, non soltanto simbolica, ma capace di influenzare le politiche pubbliche locali.
18. Occorre lavorare per il pieno accesso gratuito alla rete.
19. Le istituzioni pubbliche della cultura devono agire come reali istituzioni culturali e non come strumenti politici o finanziari. Soltanto in questo modo i loro organi potranno garantire serietà nella valutazione dei progetti e loro credibilità internazionale.
(…)
Da Napoli dunque dovrà uscire una carta da consegnare al Capo dello Stato e al governo nella quale evidenziare tutti gli atti eversivi e incostituzionali che hanno progressivamente reso impossibile il funzionamento dei governi locali e soprattutto l’erogazione di servizi sociali tesi al soddisfacimento dei diritti fondamentali. (…)
La Rete dei Comuni per i Beni Comuni è pronta costituire un modello alternativo di democrazia, oltre l’orizzonte attuale. Occorre però avere la forza, la compattezza , il coraggio di liberarsi o di resistere a tutte quelle leggi che danno al saccheggio il crisma della legalità. Occorre avere il coraggio, la forza, ma anche l’entusiasmo, di sperimentare pratiche alternative di democrazia, anche attraverso la ricerca di forme organizzative più adeguate allo stato di cose presenti.
Modelli di coordinamento e di pratica collettiva meno obsoleti rispetto a quelli che stanno facendo naufragio. Mai più forme di leaderismo, di personalismo di autoreferenzialità, ma azioni coordinate da una molteplicità di soggetti, al fine di mettere in connessione diversità culturali, etniche, linguistiche. Un laboratorio in grado di superare la separatezza, fondato sull’inclusione e sulla contaminazione dei diversi. Proviamoci! Insieme possiamo riuscirci.
* Quella che pubblichiamo qui è una parte dell’intervento di apertura al Forum di ieri da parte dell’Assessore ai beni comuni e alla democrazia partecipata al Comune di Napoli

tratto da “Il Manifesto

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Congresso Nazionale di Medicina Democratica e l’acqua bene comune

A Milano dal 16 al 18 febbraio si terra’ il VII Congresso Nazionale di Medicina Democratica.
MD invita a partecipare tutti i Comitati, Associazioni, Organizzazioni e cittadini appartenenti al Forum dei Movimenti dell’Acqua.
Nella giornata di venerdi’ 17 febbraio sono previsti diversi gruppi di lavoro e al problema della qualita’ dell’acqua, dell’inquinamento ambientale e della perdita di salute verra’ dato ampio spazio. Tutti coloro che sono interessati saranno benvenuti e avranno possibilita’ di presentare i loro contributi nel Gruppo di Lavoro sui Beni Comuni.

In allegato il programma e la presentazione del Congresso.

Dopo un Referendum per escludere una truffa sull’Acqua
ora una Legge per includere i cittadini nella gestione dell’Acqua

info:
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it
www.liblab.it
www.medicinademocratica.org

> Presentazione (pdf)
> Programma (pdf)

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Decreto Liberalizzazioni

L’iter parlamentare del decreto legge sulle liberalizzazioni licenziato dal CdM del 20 gennaio prende avvio dal Senato.
Martedì 31 gennaio alle ore 14 il provvedimento inizierà il suo iter in Commissione Industria con le relazioni dei senatori Vicari e Bubbico. L’esame del decreto proseguirà nella seduta notturna di martedì (ore 21), mercoledì 1 febbraio alle ore 15,30 e giovedì 2 febbraio alle ore 14,30.
Al seguente link http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00626092.pdf è possibile scaricare il testo del provvedimento con annessa relazione tecnica.

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Acquainsicilia.org vi invita a Marsiglia per il FAME

Un gruppo di Acquainsicilia.org sarà presente al FAME
Acquainsicilia.org contribuirà ai lavori con lo svolgimento di un workshop dal titolo
Mafie, illegalità, e poteri forti nella gestione dell’acqua. Quali interessi e quali soluzioni.

Chi volesse partecipare può chiedere info a Barbara Grimaudo

contatti:
segreteria.acquainsicilia@gmail.com
cittadiniinvisibili@hotmail.it 3282536223

in allegato:

- Sicilia, la vera storia dell’acqua pubblica
- Acqua pubblica ma con il trucco
- Dietro lo scandalo Acqualatina
- La mani sull’acqua. E’ solo il primo passo
- Oro blu e proteste, dal basso Lazio alla Sicilia

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Catania: l’acqua del rubinetto è ottima, si può bere

Il viaggio dell’acqua, dalla fonte al rubinetto
La Sidra:«È ottima e si può bere»

Di Agata Pasqualino, Claudia Campese

Contrariamente a quanto si crede, l’acqua del rubinetto a Catania è potabile e non fa male alla salute. Si potrebbe quindi preferire tranquillamente all’acqua imbottigliata. Per sfatare un mito negativo dovuto alla poca informazione CTzen, insieme al Forum catanese acqua bene comune, vi mostra in un video il percorso che compie l’acqua che arriva nelle vostre case.

L’Italia è il maggior produttore di acqua in bottiglia al mondo e gli italiani i suoi maggiori consumatori. Anche Catania contribuisce al raggiungimento di questo primato perché i cittadini sotto il vulcano disdegnano l’acqua del rubinetto e preferiscono comprarla imbottigliata con conseguente dispendio di denaro e di plastica. Eppure l’acqua, proveniente dai pozzi collocati nei paesi sull’Etna di Aci Sant’Antonio e Aci San Filippo e distribuita in città dalla Sidra spa, è potabile e rispetta tutti i limiti imposti dalla legge.

«L’acqua del rubinetto non fa male e si può bere – assicura infatti il dottor Francesco Marino, responsabile Unità operativa potabilizzazione laboratorio della Sidra – La maggior parte della gente crede il contrario per via del fatto che non c’è nessuna informazione a riguardo e perché non c’è la stessa pubblicità che si fa alle acque in bottiglia».

Ma da dove proviene l’acqua che arriva fino ai nostri rubinetti? Da falde profonde e quindi difficilmente inquinabili. Si trovano a circa 180 metri sotto terra. Solo 50 anni fa l’acqua scorreva in gallerie naturali, adesso invece a causa dell’abbassamento delle falde viene prelevata grazie a fori trivellati sul terreno e a delle pompe che la immettono in tre condotte. La galleria Novecento che parte da Aci San Filippo e arriva fino ai serbatoi di Cerza da dove inizia il sistema di distribuzione secondaria verso Picanello, Corso Italia, viale Vittorio Veneto e la zona della stazione; il canale potabile lungo circa 15 chilometri che da Aci San Filippo giunge a San Giovanni Galermo e alimenta la zona Nord e Ovest della città, e la condotta Settecento che arriva fino a Nesima e serve tramite le tubature di erogazione secondarie anche il quartiere di Librino. Siamo andati a seguire parte di questo percorso insieme a Danilo Pulvirenti del Forum catanese acqua bene comune. Che sull’argomento ha in cantiere anche un documentario.

Dalle analisi che ogni mese l’ente gestore effettua sull’acqua distribuita risulta che i parametri rispettano i limiti imposti dalla normativa. Questi risultati vengono indicati sul retro delle bollette in modo tale che ogni utente possa venire costantemente informato sulla qualità e sulle caratteristiche dell’acqua. «Per i controlli routinari che la Sidra compie seguiamo un piano di prelievi mensile», spiega Marino. Nella prima settimana viene controllata l’acqua delle gallerie e delle fontane pubbliche, nella seconda quella dei pozzi e delle utenze – che variano di mese in mese – attingendo direttamente dal contatore. Nella terza settimana si analizza l’acqua dei pozzi terzi e cioè dei fornitori della Sidra, mentre nella quarta viene esaminata l’acqua di serbatoi e sbocchi. «Praticamente si tratta della stessa acqua prelevata in punti diversi – assicura il responsabile potabilizzazione della Sidra – E tra inizio percorso e fine non c’è sostanzialmente nessuna variazione significativa».

Acqua del rubinetto o acqua imbottigliata quindi? Alla Sidra non hanno dubbi «perché i nostri padri e nonni hanno bevuto l’acqua proveniente dalle stesse fonti e stavano benissimo». «Tra un lago e un fiume trovati in mezzo al deserto tutti si recherebbero a bere nel secondo, perché c’è movimento e ossigeno – spiega il dottor Marino – Le acque imbottigliate corrispondono al lago, sono ferme e spesso conservate per lunghi periodi e le analisi che compaiono sulle etichette delle bottiglie recano spesso dati di anni non recenti. Perché allora preferirle all’acqua del rubinetto, viva come acqua di fiume?». Forse perché la gente non si fida delle tubature troppo vecchie o dello stato delle proprie vasche. O magari ha paura del calcare e non conosce i parametri che l’acqua deve rispettare. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

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Il calcare non fa male, i filtri invece sì

Acqua del rubinetto e falsi miti
«Il calcare non fa male, i filtri invece sì»

Di Agata Pasqualino, Claudia Campese | 30 gennaio 2012

Sono tante le false credenze che circolano sull’acqua che arriva fino alle nostre case. La più diffusa la identifica come la causa dei calcoli renali per via del calcare, da cui scaturisce l’altrettanto infondata convinzione che per berla direttamente dal rubinetto si debba prima purificarla con appositi filtri. Vi mostriamo con un’infografica quali sono i parametri che ne stabiliscono la qualità e, con l’aiuto del chimico Danilo Pulvirenti, membro del Forum dell’Acqua bene comune, vi spieghiamo come stanno realmente le cose

Mostrare il sicuro percorso che compie dalle falde fino alle nostre case non basta a liberare la gente dal timore che l’acqua del rubinetto faccia male. Molti sono i falsi miti da cui derivano queste paure. Come quello che vuole l’acqua del rubinetto caratterizzata dalla presenza del calcare e per questo causa dei calcoli renali, con la conseguente convinzione che per poterla bere sia necessario usare degli appositi sistemi filtranti. E nessuno sembra sapere che la salubrità e la pulizia dell’acqua devono essere garantite per legge, non solo per poterla bere ma anche per avere delle case igienicamente pulite, dato che la si usa per lavare pavimenti, panni e piatti.

A stabilire i parametri da rispettare affinché l’acqua del rubinetto sia salubre è il decreto legislativo 31 del 2001, che prevede due tipi di controlli. I primi, interni, devono essere effettuati dal gestore. Sono quelli che la Sidra, la società che fornisce il servizio a Catania, fa routinariamente per controllare la qualità dell’acqua. Con i secondi – gli esami esterni eseguiti dalle Asl – si verifica il rispetto dei parametri che ne decretano la bontà. La normativa non fa riferimento alle acque imbottigliate, sottoposte a una legge differente. «Paradossalmente, se l’acqua minerale uscisse dai rubinetti non sarebbe potabile, perché i limiti dei valori da rispettare per quella del rubinetto sono più bassi», fa notare Danilo Pulvirenti, chimico e membro del forum catanese Acqua bene comune. I valori dei parametri più significativi sono riportati sul retro delle bollette. Vi spieghiamo come si leggono con un’infografica.

I parametri sono di tre tipi: di routine, microbiologici, che riguardano l’assenza di contaminazioni e la presenza di batteri non nocivi, e chimici, che stabiliscono la presenza di metalli pesanti e fitofarmaci. Il parametro più significativo, tramite cui si definisce se l’acqua è minerale, oligominerale, minimamente mineralizzata o ricca di sali minerali è il residuo fisso. La macchiolina bianca che si deposita spesso sui rubinetti, identificata normalmente con il calcare e per molti causa della formazione dei calcoli renali. Un mito da sfatare. Guarda il video.

Non mancano le speculazioni basate sui timori nati dalle false credenze sull’acqua del rubinetto e il calcare. Una fra tutte il costo molto elevato dei macchinari filtranti, che però non risolvono tutti i problemi. Anzi. La scarsa manutenzione può renderli molto pericolosi. I filtri, se non puliti regolarmente, possono diventare delle vere bombe biologiche. «L’acqua è vita – afferma Pulvirenti – Senza l’adeguata pulizia possono formarsi sui filtri batteri molto nocivi per la salute». Lo stesso vale per le caraffe filtranti. Da una recente perizia dei Nas, nucleo antisofisticazioni e sanità, basata su test effettuati sull’acqua prima e dopo il trattamento con il filtro, emerge che l’utilizzo di queste brocche non ne migliorerebbe la qualità. Tanto che per le aziende produttrici si potrebbe configurare l’ipotesi di frode commerciale.

Il cittadino farebbe quindi meglio a fidarsi delle analisi fissate dalla legge, fatte con cadenza stabilita e in base al numero di abitanti, in diversi punti di scorrimento dell’acqua, dalla sorgente fino alle fontane e fino all’ingresso delle abitazioni. Non spetta però al gestore farsi carico, per esempio, del controllo delle vasche in possesso del condominio. Perché la legge dice espressamente che la responsabilità della potabilità è demandata anche a ciascun cittadino, che ha compito di accertarsi che l’acqua arrivi potabile fino alla propria casa. Ci sono infatti degli obblighi che spettano agli amministratori di condominio. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

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Proposta di gestione del Servizio Idrico Integrato della provincia di Catania

Il forum catanese acqua bene comune, ha quali obiettivi principali:
- la tutela della risorsa idrica e della sua qualità;
- la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e la gestione dello stesso mediante enti di diritto pubblico (azienda speciale consortile) che prevedano strumenti per la partecipazione diretta dei cittadini nella gestione dell’ente stesso

In particolare il Forum ritiene che per una corretta gestione del Servizio Idrico Integrato occorra:
1) ridare potere decisionale ai comuni;
2) assicurare una partecipazione vera ed effettiva dei cittadini, che non degradi il cittadino a mero utente del servizio in una logica privatistica e contrattualistica.

Il forum catanese acqua bene comune si oppone alla gestione del Servizi Idrico Integrato tramite S.P.A., che non assicurerebbe la trasparenza, la partecipazione e l’efficienza e propone, invece, che il servizio sia gestito tramite aziende speciali consortili e che si adotti un modello di gestione che preveda un comitato di sorveglianza con poteri di controllo ed un consiglio di amministrazione dell’azienda speciale, che prevedano entrambi forme di partecipazione dei cittadini e con poteri non meramente consultivi.

Inoltre, l’ente di gestione deve prevedere il bilancio partecipativo, in modo che i cittadini attraverso una serie di assemblee possano partecipare direttamente alle scelte di gestione.

Si ritiene, infatti, che la democrazia deliberativa non può che attuarsi attraverso la partecipazione-gestione (CdA allargato) che implica in sé altresì la partecipazione di indirizzo e consultiva e la partecipazione-controllo (comitato di sorveglianza).
Per il governo e la gestione dei beni comuni è infatti oggi necessario prevedere un modello di partecipazione che metta i cittadini in grado di partecipare, ovvero di proporre, gestire e controllare.

Infine, per assicurare un reale potere decisionale dei comuni e delle tante comunità che costituiscono la nostra provincia, si propone
1) di mantenere unitario l’Ambito al solo fine di provvedere alla programmazione e alla pianificazione;
2) di costituire 4 – 5 sub-ambiti per la gestione (pertanto ogni sub-ambito istituirà la propria azienda speciale consortile per la gestione del servizio idrico).

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Assemblea Forum Siciliano Movimenti per l’Acqua

Assemblea Regionale  Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua – Acquainsicilia.org -
Domenica  29 Gennaio 2012 dalle 10,30 alle 17,30
Catania c/o Associazione Officina Rebelde – via Coppola 6

Ordine del giorno:

  • 10,30 Proposte di nuove regolamentazioni delle Associazioni e dei cittadini che hanno espresso l’intenzione di continuare ad aderire ad Acquainsicilia.org
  • 11,30 modifica dello statuto; (una bozza sarà messa anticipatamente in rete per arrivare alla definizione finale  in sede assembleare)
  • 12,00 Comunicazioni regionali – nuova sede regionale- cosa sta succedendo in Sicilia – quali iniziative abbiamo messo in atto come Acquainsicilia.org;
  • 13,30 Il sito regionale e la lista di discussione
  • 13,30 pausa colazione
  • 14,00 ripresa lavori
  • 14,00 Decisione di finanziamento forum- Come ci finanziamo –per quali attività ed azioni.
  • 15,15 FAME Forum Mondiale Alternativo sull’acqua – partecipazione ed organizzazione
  • 16,00 Organizzazione eventi per campagne  “il mio voto va rispettato” e FAME
    Varie ed eventuali

Contatti:
Sara Giorlando
saragiorlando@gmail.com
3289192148

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